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Pour citer cet article :
Idris I. Gli aspetti religiosi che emergono nella clinica transculturale. L'esempio dell'Islam. In : Quaderno di formazione alla clinica transculturale. Milano : Comune di Milano e Cooperativa Sociale Crinali onlus ; 2006. p. 37-54 (tradotto in italiano e pubblicato sul sito con l'accordo dell' autore).
Gli aspetti religiosi che emergono
nella clinica transculturale
L'esempio dell'Islam
Isam IDRIS *
Innanzitutto affronterò la questione della religiosità psichica ; si tratta di un tema che all'inizio del lavoro di Freud non fu preso in considerazione, ma ora con i fenomeni migratori, con le problematiche religiose e lo scontro tra questi valori e quelli profani che generano conflitti a distanza di generazioni, molti specialisti, vista l'importanza crescente di affrontare la questione della religione e della religiosità, hanno elaborato tesi in proposito. In particolare, un problema che viene preso in considerazione anche a livello di clinica, è la situazioni, a volte complicata, nella quale si ha a che fare con persone che arrivano da esperienze presso sette che hanno esercitato un'influenza su di loro.
Freud, in un testo del 1927 che si intitola L'avvenire di un'illusione fa un primo riferimento alla religiosità psichica che, però, non viene sviluppata perché in quel momento si era dato l'imperativo di introdurre altri concetti fondamentali come quello del narcisismo. Ritorna su questo tema negli ultimi anni della sua vita in un libro che si intitola Mosè e la religione monoteista dove affronta la clinica e gli aspetti organizzativi della comunità e dove sostiene che una persona come lui che si dice atea ha potuto comunque beneficiare della vicinanza, della prossimità di quanto offerto dalla comunità ebraica. Si definiva ateo, non nel senso di non credente, ma nel senso di qualcuno convinto di poter investire in dimensioni diverse da quelle religiose, in modo da poter sviluppare precetti teorici che dessero la dimensione psichica di nuovi valori, di nuove connotazioni.
Per Freud, quindi, si tratta del tentativo di reintrodurre nel vuoto creato dall'assenza di religione nella cultura occidentale un altro invisibile, ma con un approccio più tecnico e scientifico. I suoi lavori, in questo senso, sono estremamente importanti e ci si chiede come avremmo fatto senza.
Le origini della religiosità psichica risalgono all'incapacità del bambino piccolo di trovare la propria autonomia. In altri termini è un movimento interno che corrisponde a una parte di realtà psichica che trasforma le pulsioni materiali in illusioni immateriali. Per fare un esempio concreto : quando il bambino mette il dito in bocca lo fa per cercare soddisfazione, per essere rassicurato, per compensare in questo modo l'assenza materna e, quindi, compie un movimento concreto. Ma nella sua rappresentazione il gesto si converte in una pulsione che genera l'illusione immateriale, cioè il pollice diventa il sostituto materno e da concreto permette di passare all'illusione immateriale.
L'aspetto religioso comporta due elementi ; la religiosità che è un'iscrizione nella psiche, e la religione intesa come religione dell'altro, quindi qualcosa di esterno alla psiche. La religiosità psichica è minacciosa ed è per questa sua natura intrinseca e iscritta nella psiche, che deve essere presa in carico dalla religione, che consentirà di preservare l'individuo e la comunità intera dalla sua potenza distruttiva. Lo vediamo nell'esempio del pollice nella bocca del bambino che distrugge il materiale e lo trasforma in immateriale, quindi, il potere distruttivo della religiosità psichica è attenuato dalla religione esterna.
Nella prima infanzia vi è la manifestazione e la coesistenza di entrambi questi fenomeni, ed è soltanto nell'adolescenza, quando c'è la tendenza alla ripresa delle pulsioni che non sono state soddisfatte nel corso della prima infanzia, che torna in modo preponderante la religiosità. È una religiosità nuda che esige una certa purezza, indipendentemente dalla cultura o dalla religione di appartenenza, e che è all'origine per l'adolescente sia delle manifestazioni di intolleranza, di totalitarismo, sia di un atteggiamento menefreghista, “abbandonista”. Sono due fenomeni opposti che si possono manifestare nell'adolescenza ma che hanno la stessa origine. La religiosità ha questo doppio movimento, fondamentale per portare conforto psichico al giovane in funzione della buona strutturazione dell'identità.
Nell'adolescenza, l'esigenza totalitarista è una manifestazione di buona salute psichica, l'adolescente ha bisogno dell'alterità anche religiosa per costruire e per costruirsi. Quindi, più religioni ci sono meglio è, nel senso che avrà maggiori opzioni tra cui scegliere, per costruire e per potersi distanziare dalle generazioni precedenti.
La moltitudine religiosa è una novità del mondo moderno. Prima non c'era la coabitazione nello stesso spazio di più religioni ; c'era lo spazio riservato ai musulmani, quello riservato ai cristiani o agli ebrei ma non questo mescolarsi. Ciò rappresenta una novità anche dal punto di vista clinico ed è importante cercare di vedere quali sono le ripercussioni e le manifestazioni sulla realtà psichica. Il nuovo modo di essere rende i concetti passati della clinica, obsoleti. Termini come delirio mistico, come processo magico religioso, ormai non hanno più valore clinico e questo perché tutte le religioni ormai condividono lo stesso spazio. Da qui l'esigenza di trovare nuovi termini che abbiano maggiore operatività e che si adeguino meglio alla nuova realtà.
Questa situazione di novità non genera vere e proprie malattie psichiche ma sindromi. Non so se avete sentito parlare della famosa “Sindrome di Gerusalemme” che colpisce in particolare i migranti non appena mettono piede a Parigi, Londra o New York e che genera in loro un grosso cambiamento. Da questa situazione deriva il problema della trasmissione. La migrazione del passato era diversa, cioè le persone che migravano nel periodo prima della guerra o post bellico trasmettevano senza problemi la propria religione in quanto provenivano da società dove la religione era il contenente globale e il guardiano delle tradizioni. La loro migrazione avveniva senza problemi, senza essere nemmeno notata perché le loro pratiche rimanevano separate, avvenivano tra di loro. Dopo la guerra nasce il problema della trasmissione, mano a mano che si passa dalla prima alla seconda generazione, cioè quella nata in esilio. Le persone nate in contesto migratorio non hanno più l'appoggio della comunità che le può aiutare a trasmettere il proprio capitale religioso e simbolico. Le nuove generazioni si trovano a metà strada, tirate da una parte e dall'altra, da due tipi di valori, quelli della società in cui si trovano e quelli propugnati dalla famiglia. La terza generazione reagisce in modo nuovo, con un ritorno alla religione e alla religiosità dei nonni che non hanno mai visto né conosciuto. L'assenza di valori religiosi trasmessi dai loro genitori li porta a cercare i valori dei nonni e delle generazioni precedenti.
L'adolescente in quanto tale ha bisogno di alterità e quando non trova questo conforto psicologico lo cerca e lo costruisce. Erige la propria religiosità personale in modo rigido, totalitario, come è tipico dell'adolescenza e la ripropone in tutti i contesti, a scuola, in strada, in discoteca, ovunque.
Volevo accennare qualcosa a proposito della “Sindrome di Gerusalemme” di cui non avete sentito parlare. Si è manifestata dopo la guerra del 1967, la Guerra dei sei giorni, che ha portato a una maggiore apertura dello Stato di Israele nei confronti del mondo e viceversa. In seguito a questi eventi storici molte persone sono ritornate a Gerusalemme e il giorno stesso del loro arrivo o il giorno dopo, manifestavano attacchi di panico, confusione, deliri. Il problema è stato inizialmente affrontato dalla polizia, poi dagli psicologi, dalle unità psichiatriche e si è diffuso sempre più. Colpiva le persone indipendentemente dalla loro appartenenza alla comunità ebraica o alle loro credenze religiose, non era qualcosa di strettamente connesso con l'idea dell'esodo, del rientro in patria della comunità ebraica. Nel loro delirio le persone affermavano di parlare con Dio o di sentire Dio che parlava con loro e sviluppavano dei fortissimi sensi di colpa, per esempio, per il fatto di averlo trascurato per un lungo periodo. Ma una volta che prendevano l'aereo e ritornavano a casa loro, che fosse New York, Parigi, Londra o Roma guarivano improvvisamente e completamente, come se non fosse accaduto niente. Inoltre non ricordavano niente ; lo scompenso, i deliri non lasciavano traccia a livello mentale. Clinicamente questo rappresenta un problema perché l'amnesia non permette di studiare i casi e sviluppare ipotesi.
La religiosità psichica, in quanto tale, è propria sia dell'uomo che della donna, mentre da venti, venticinque secoli a questa parte la religione, la religiosità è sempre stata gestita da uomini. Nella nuova prospettiva della religiosità la donna assume anch'essa un ruolo pari a quello dell'uomo e conseguentemente anche per lei si pone il problema della modalità di trasmissione della religione, della religiosità che, a sua volta, ha delle ripercussioni sulla dimensione sociale, sui diritti della donna, sulla revisione di determinati tabù ecc.
Perché alcune persone decidono di aderire alle sette ? Perché c'è in loro una grande sofferenza e cercano, attraverso l'adesione alla setta, di eliminarla rispondendo a un forte bisogno di appartenenza. Non necessariamente aderiscono alla setta per la credenza che essa convoglia, o perché credano particolarmente in quel maestro o in quel guru, ma perché hanno una necessità di appartenenza e di sfuggire a qualche cosa di minaccioso che si prospettava nella loro religiosità. Adesso il governo conduce una vera e propria lotta nei confronti delle sette ma non si preoccupano di cosa accade alle persone che, costrette a lasciarla, ne escono completamente disorganizzate.
In ambito clinico, la persona che si trovava in una setta farà di tutto perché il terapeuta e le persone che lo circondano si convertano alla setta e se non vi riesce potrebbe esserci una rottura della presa in carico. In questi ambiti clinici è bene imparare a convertirsi tecnicamente alla credenza della persona in modo che essa possa lasciare un posto vacante al proprio interno e che questo possa essere sostituito temporaneamente dal terapeuta.
È vero che su un piano terapeutico si crea sempre un luogo dove il paziente possa depositare le proprie credenze, le proprie convinzioni, per svuotarsi di qualche cosa e contemporaneamente creare lo spazio da riempire con altri contenuti e altre cose. Ma non è così per le persone che hanno fatto o fanno parte di una setta e di organizzazioni dalle quali hanno tratto un'identità sociale organizzativa, quasi un'affiliazione a un gruppo. Non è sufficiente lasciare uno spazio per le loro convinzioni, perché ciò che le spinge ad aderire alla setta è una sensazione di minaccia che poi si manifesta nei confronti dell'intera società.
La setta non è solo il luogo depositario delle proprie credenze, ma è fonte di vita. Generalmente nelle terapie il terapeuta ha un atteggiamento di neutralità benevolente nei confronti del paziente, ma qui ci vuole qualcosa di più per autorizzarlo a districarsi dalla setta. Per fare ciò avrà bisogno farsi sostituire in modo fantasmatico da qualcuno ; in un certo senso è come se dovesse pagare il proprio debito di appartenenza trasmettendola a qualcun altro, cosa che non si può fare concretamente facendo proselitismo, anche perché è vietato dalla legge.
L'unico luogo in cui può trasmettere la propria appartenenza, dove può trovare una persona in questo senso è l'ambito di una terapia. Quindi, oltre alla neutralità è necessario un atteggiamento tecnico e clinico che consenta alla persona di farsi sostituire e di liberarsi. Potrà così caricarsi fino a inondare il setting e il terapeuta. Un processo di questo tipo richiede evidentemente molta esperienza e molto tempo, anche anni.
Intervento
Pensando all'esempio del bambino che mette il pollice in bocca per compensare la mancanza della madre, mi chiedevo se il senso di distruttività faccia riferimento al vuoto, a una mancanza, all'angoscia.
Isam Idris
Quando Freud parlava della religiosità la definiva come una parte della realtà psichica che converte le pulsioni materiali in illusioni immateriali. L'azione di succhiarsi il pollice è fatta in mancanza della madre, ma è anche una mancanza costruttiva, perché se la madre fosse sempre presente, totalizzante il pericolo sarebbe quello di convertirla in un'illusione immateriale, con il rischio di una fusione simbiotica madre-bambino. Il senso della distruttività psichica è il limite della percezione dell'altro ; il bambino si percepisce come una parte rispetto a un'altra parte.
Freud riprende successivamente il concetto semplicemente per sottolineare come l'organizzazione della comunità religiosa sia importante per proteggere l'individuo dalla distruttività della religiosità. Freud non approfondisce la questione della religiosità psichica, vi resiste perché se l'avesse ripresa e analizzata avrebbe probabilmente dovuto giungere alla conclusione che l'impronta psichica è fatalmente religiosa.
Luisa Cattaneo
Quello che sta dicendo Idris è che a un certo punto il bambino si rende conto della sua parzialità, dei suoi limiti, del bisogno dell'altro e quindi si pone il tema dell'individualità, della relazione con l'altro e di come questi due aspetti possano essere potenzialmente antagonisti, distruttori uno dell'altro. Il bambino può, quindi, annullarsi nella madre in una relazione di eccessiva fusione oppure, in un movimento di autonomia totale, perdere il sostegno e la relazione con l'altro che invece gli è necessaria. Mi sembra che la distruttività potenziale della religiosità psichica stia in questo movimento sia che vada in una direzione, sia che vada nell'altra. Il fatto che ci sia una religione esterna che in qualche modo canalizza, sublima tutte queste pulsioni ed è un modo per risolvere questi aspetti problematici a livello psichico. C'è una dimensione collettiva e culturale che permette di canalizzare in maniera costruttiva questi aspetti che diventano difficili da risolvere a livello individuale. Mi sembra che Idris dica che Freud ha letto la religiosità psichica innata in questi aspetti.
Intervento
Poco fa il dott. Idris ha sostenuto che è meglio che ci siano molte religioni perché gli adolescenti abbiano più possibilità di scelta. Ma se è vero che in fondo l'impronta psichica è profondamente religiosa e ogni uomo ha comunque un senso religioso indipendentemente dall'educazione, perché gli adolescenti della seconda generazione che crescono in un ambiente che non è il loro e che non sono più portatori delle tradizioni dei loro padri, invece di cercare qualcosa, qualsiasi cosa, non fanno riferimento alle loro tradizioni famigliari ? Altrimenti c'è ancora più il rischio di cadere in una setta, proprio a causa del bisogno di ricerca profonda che ognuno ha all'interno di sé.
Isam Idris
Io ipotizzo che Freud resista alla tesi che lo psichismo tragga ispirazione dal religioso, cioè che abbia al proprio interno il religioso, proprio perché ciò che è religioso è inerente alla natura umana. Comunque questa tesi risulta più chiara in un mio scritto che affronta tematiche molto complesse, ma che ancora non è stato pubblicato.
Per quanto riguarda l'ultima domanda non volevo dire che è meglio una moltitudine di religioni ma diciamo che la realtà in questo momento storico è caratterizzata dalla presenza di una multireligiosità. Questo porta a una ridefinizione del termine religione, così come bisogna porsi la domanda su cosa si intenda per confessione, per appartenenza. Ed è proprio dalla risposta a queste domande che il giovane nato nel contesto migratorio potrà trovare la propria religiosità che da una parte risponda alla costruzione del sé ma dall'altra sia inserita in una continuità transgenerazionale, che non necessariamente significa essere uguali alle generazioni precedenti. Si tratta di cercare il filo conduttore che lega al passato anche se i figli non assomigliano ai genitori. Alla ricerca di questo filo conduttore si oppongono tanti elementi : la politica, le sette,le religioni concorrenti che cercano di ampliare il numero dei propri fedeli ecc. Da qui l'interrogativo degli adulti su come sostenere i giovani nel loro cammino.
Intervento
Volevo un maggiore chiarimento sul piano della clinica rispetto alla conversione tecnica del terapeuta.
Isam Idris
Per quanto riguarda le sette, generalmente il paziente dovrebbe essere preso in carico in un ambito individuale e non in un setting transculturale, in quanto vi è il rischio che non solo persista nella propria credenza, ma che assuma su di sé il ruolo del guru di fronte al gruppo costituitosi intorno a lui. Si raccomanda una terapia individuale nella quale il terapeuta assuma un atteggiamento tale da consentire al paziente la trasmissione di tutto ciò che lui ha ricevuto, in modo da avere l'impressione di un'affiliazione. Non basta avere uno spazio dove il paziente deponga le proprie convinzioni, è importante che riconosca nel terapeuta un'affiliazione.
Passiamo adesso al capitolo Islam. L'Islam è nato nel 622 dell'era cristiana con il Corano. Il termine Islam, linguisticamente parlando, significa sottomissione, infatti si tratta della sottomissione a un'istanza creatrice del mondo e dell'uomo. Al musulmano non si chiede di solo credere ma di sottomettersi a questa istanza.
Per l'Islam tutto quanto attiene alla religione è di competenza delle donne, è un'impresa femminile però gestita nella società dagli uomini. L'Islam ha restituito un ruolo importante alle donne nella storia religiosa : Maria la madre di Cristo, la sorella di Mosè, la prima moglie del Profeta, tutte queste donne sono state riabilitate.
In base ai testi classici dell'Islam si distingue in modo netto ciò che è dogma da quello che è cultura religiosa. Il dogma si basa su cinque pilastri, di cui il primo è il più importante, la cultura religiosa si articola in molti modi e si declina tra i vari aspetti dogmatici e culturali le diverse pratiche, i riti, le scelte collettive e quelle individuali. Nei paesi musulmani non c'è confusione fra questi due livelli, come, invece, troviamo nel contesto migratorio.
Il primo pilastro del dogma è la professione di fede che consiste nella frase “Non c'è altro Dio al di fuori di Allah e Mohamed è il suo Profeta”, pronunciata davanti ad alcuni musulmani. È facile entrare nell'Islam, basta pronunciare la professione di fede. Non è altrettanto facile uscirne, però, nel senso che lo si fa soltanto senza testa.
Non c'è la conversione nell'Islam. Tutta l'umanità è musulmana, tranne una persona che dicesse “Io mi sono creato da solo, mi sono autocreato”, in questo caso lui stesso sarebbe l'istanza creatrice del mondo e dell'uomo.
Ci sono altri quattro pilastri nell'Islam ma meno importanti del primo, che non hanno nessun impatto sull'islamicità della persona. Il secondo è la Zakat, il terzo è la preghiera, il quarto è da compiersi una volta nella vita ed è il pellegrinaggio alla Mecca e il quinto è il Ramadan, il digiuno da osservare. Che si preghi o no, che si vada in pellegrinaggio alla Mecca o no, che si mangi o no durante il Ramadan, resta comunque il fatto che una persona se è musulmana lo è indipendentemente da tutto questo. Infatti non ha alcun senso per un musulmano parlare di musulmano praticante o non praticante.
Si utilizza la parola Zakat proprio perché non c'è una traduzione. La traduzione di per sé si riferisce al mondo legale, è una tassa di una certa percentuale (il 2,5%) che il musulmano è tenuto a pagare al di sopra di un minimo imponibile che corrisponde a cento grammi d'oro. Fino a cento grammi d'oro non si paga niente, quando si ha un capitale superiore ai cento grammi d'oro su questa parte eccedente si paga la tassa del 2,5%.
Da quando si supera questa soglia, si calcola l'anno lunare. Per esempio, una persona è giunta a superare questa soglia il giorno 24 gennaio 2004, allora il 12 gennaio 2005, insomma l'anno successivo, si ritirerà la percentuale, che è sempre costante al 2,5%, sul capitale. Questa somma ha otto diverse destinazioni. I soldi così raccolti costituiscono una cifra enorme. Basti pensare che nel 2002 la Zakat che è stata prelevata sul re d'Arabia fu di 158 milioni di dollari.
I musulmani che vivono una situazione migratoria praticamente devono pagare tre tasse : una è quella che viene imposta dallo Stato nel quale si trovano, l'altra è quella imposta dal paese di origine e poi c'è la tassa dell'Islam. Mentre si può prevedere un'eventuale evasione fiscale per quanto riguarda la prima o la seconda tassa, alla terza non si sfugge.
Nella percezione dei cinque pilastri bisogna considerare anche i divieti che si dividono in fondamentali e alimentari. Tra i divieti fondamentali spicca l'apostasia che è il rinnegare la propria religione. Chi rinnega pubblicamente rischia di perdere la testa, sia fisicamente che psichicamente, magari a causa di una psicosi
Fra gli altri divieti fondamentali c'è l'omicidio che non è necessariamente lo stesso significato che noi gli attribuiamo. Ha un senso più ampio : anche l'interruzione di una gravidanza viene considerato omicidio, così come il suicidio.
Poi c'è il furto. Se si rubano cose per un valore superiore ai cento grammi d'oro, che costituiscono la base per il prelievo dell'imposta, si è suscettibili di vedersi tagliare la mano. Se invece si è rubato di meno allora ci sono altre sanzioni, come la prigione.
Un altro pilastro si chiama Zinna e non corrisponde all'adulterio ma nel fare la cosa proibita. Visto che tutti gli uomini dell'umanità sono sorelle e fratelli, in pratica, corrisponde all'incesto. Se si è sposati in caso di Zinna è prevista la pena capitale, se non si è sposati basteranno cento colpi di frusta e la perdita dei diritti civili.
Ci sono poi i divieti alimentari. Innanzitutto ciò che fa perdere lo spirito, la propria presenza, la testa, come l'alcool, le sostanze stupefacenti ma anche il latte cagliato o qualsiasi alimento molto fermentato. Poi, cosa nota, la carne di maiale e di qualsiasi altro animale che sia stato sacrificato senza chiedere l'autorizzazione e il permesso al creatore : questa carne viene definita Halal.
Ci sono delle circostanze nelle quali i divieti si invertono, cioè quello che era vietato diventa obbligatorio e viceversa. Per esempio, se una persona malata di cuore ha bisogno del trapianto di una valvola mitrale e la più adeguata è quella del maiale, la parte di origine suina diventerà proprio obbligo. La malattia inverte la situazione di normalità, quindi quello che era un divieto diventa un obbligo. Un diabetico, per esempio, sarà tenuto a mangiare comunque nel periodo del Ramadan.
C'è sempre una dicotomia, due cose che si oppongono tra di loro per generare una terza posizione. Ci sarà sempre la mediazione di una certa posizione tra quello che è vietato e quello che è autorizzato, tra quello che è possibile e quello che è impossibile, tra lo spazio privato e lo spazio comunitario. Tutto questo ha una sua chiarezza che viene a perdersi durante la migrazione in quanto le cose si confondono.
Alla base dell'Islam, un po' come alla base del cristianesimo, c'è il mito di Adamo ed Eva, un mito fondatore che vede alle origini dell'umanità una clonazione perfetta che non ha dato origine, come ai giorni nostri, al medesimo, a una stessa cosa, ma ha dato origine all'altro : da Adamo nasce Eva, che è altro. La clonazione è l'atto inaugurale dell'umanità, questo primo esordio dell'umanità che nasce dall'incesto, perché Eva era per Adamo una sorella, una figlia, una sposa, una moglie e, per prosperare, l'umanità ha dovuto disgiungersi dall'incesto e favorire la separazione generazionale, la separazione dei sessi.
Dobbiamo tenere presente lo schema della rappresentazione dell'universo che si fonda sulla dicotomia tra il mondo del visibile e il mondo dell'invisibile. Il mondo del visibile è il mondo degli uomini, ma anche il mondo degli animali, delle pietre, degli alberi. Nel mondo dell'invisibile si trova innanzitutto l'istanza creatrice che è Allah. Allah è uno dei possibili nomi ma ce ne sono altri novantanove e chi troverà il centesimo sarà riuscito, più di altri, ad avvicinarsi ad Allah. Oltre all'istanza creatrice nel mondo dell'invisibile ci sono i djinn, nella religione musulmana, e altri spiriti angeli. Tutto il sistema è articolato su dicotomie e sui rapporti fra il mondo degli umani e quello del sovrannaturale.
A sua volta il mondo degli umani è diviso tra mondo degli uomini e mondo delle donne. Questi due mondi non sono chiusi, ma in qualche modo hanno dei punti di comunicazione e circolazione. Ci sono cose esclusivamente da uomini e cose esclusivamente riservate alle donne. Racconto qualcosa sul latte come esempio di alterità o comunque del medesimo nell'altro. Cioè il latte non è considerato un prodotto della madre, ma come l'apporto dell'uomo in quanto, se non c'è l'incontro fra un uomo e una donna il latte non viene. Viceversa, ci sono delle cose nell'uomo, come alcuni elementi sessuali, che si considerano apportate dalla donna.
Nel mito delle origini, in realtà l'uomo, che è inteso come umanità, uomo e donna, si trovava inizialmente nel mondo invisibile e successivamente passa al mondo visibile, dando origine all'umanità. È una storia di migrazione in quanto passa dal mondo invisibile al mondo visibile e questa umanità ha sperimentato il trauma migratorio e la sofferenza che è derivata dal passare dallo stato di uomo invisibile a quello di uomo visibile.
Possiamo dire che nell'Islam c'è un progetto del ritorno al paese di origine, il paradiso. L'uomo deve seguire tutte le prescrizioni religiose per poter tornare nel mondo invisibile e ritrovare il proprio posto dopo la migrazione. È importante non perdere la strada del ritorno e quindi rispettare i divieti per non perdersi in un tortuoso cammino e invece di ritornare nel mondo della perfezione in paradiso finire all'inferno con mille pene.
Quindi la logica della Sharia, della legge musulmana si basa sulla convinzione che, anche se una persona ha trasgredito rispetto ai divieti, avrà la possibilità comunque di andare in paradiso se viene punita qui in questo mondo per le trasgressioni che ha commesso. Quindi la logica è questa : meglio punire una persona nel mondo attuale per consentirgli di trovare la strada per andare al paradiso piuttosto che perdere completamente l'anima di questa persona che si ritroverà ad andare all'inferno.
Ci sono due livelli di applicazione della legge, un livello verticale (il suo rapporto diretto e personale con Dio) in cui l'uomo è assolutamente libero, una Libertà con la L maiuscola, ha tutte le libertà che vuole, può anche rinunciare a Dio ; e poi c'è il livello orizzontale (il suo rapporto con la comunità dei credenti) in cui vige la legge della Sharia, che si applica tra uomini e che non riguarda il rapporto dei singoli con Dio. Più schematicamente possiamo dire che ci sono due spazi, lo spazio individuale e lo spazio comunitario. Nello spazio individuale l'uomo è assolutamente libero, nel senso che può esprimersi liberamente fino a giungere anche alla rinuncia di Dio, invece nelle spazio comunitario la volontà individuale non può essere espressa perché è importante conformarsi alla legge, pena la repressione. Si può trasgredire a diverse regole nell'ambito privato, ma questa apostasia non la si può portare nell'ambito comunitario, se non con il rischio di perdere la vita. Ci sono alcune trasgressioni che sono ammesse nell'ambito privato, nell'ambito individuale e famigliare, bere per esempio. Uno può bere da solo in famiglia, però non può far vedere di far uso di alcolici nella comunità. Nel momento in cui un uomo viene sorpreso per strada ubriaco verrà arrestato e visitato subito da un medico e, se il medico ritiene che questa persona sia fisicamente in grado di sostenere la punizione, verrà punito con 80 colpi di frusta. La punizione verrà inflitta solo se la persona viene ritenuta fisicamente idonea per resistere. Per spazio privato si intende lo spazio individuale, lo spazio famigliare e qualsiasi spazio di comunità ridotta che abbia un'affiliazione con questa persona, mentre lo spazio comunitario è lo spazio che non ha nessuna affiliazione con la persona, è lo spazio in cui si applica la regola senza transigere.
La Regola da trasmettere è quella con la R maiuscola, quella che vale nella comunità e non le regole private. Un musulmano avrà diritto di bere in casa sua, per esempio, ma questo, a volte, provoca dei problemi soprattutto quando ci sono delle coppie miste rispetto all'appartenenza religiosa oppure quando ci sono gli adolescenti che provengono da questo métissage, facilmente nascono dei conflitti di religiosità psichica e dei problemi di continuità transgenerazionale.
Quindi, per evitare conflitti, è importante trasmettere che la legge della Sharia non si applica in ambito famigliare, né nell'ambito della coppia. Per esempio se una persona dovesse rubare diecimila euro alla moglie, al padre o al fratello non si applicherebbe la legge della Sharia, che in questo caso obbliga al taglio della mano. Si avrebbe una punizione più blanda come la restituzione, oppure dei lavori socialmente utili. Se invece il furto avviene nei confronti dell'alterità, nei confronti dell'esterno, si procede all'applicazione rigida della legge della Sharia, quindi al taglio della mano. Proprio per il fatto che in situazione migratoria non è ben definita la differenza tra lo spazio interno e quello esterno, i giovani si trovano spesso in difficoltà psicologiche : si trovano a doversi confrontare all'esterno con un mondo diverso da quello della cultura d'origine e trovano regole diverse. Di fronte a questo genere di problemi è indicata una presa in carico transculturale.
Intervento
Vorrei avere qualche chiarimento in più sul tema dell'incesto. Grazie.
Isam Idris
Innanzitutto vorrei sottolineare che questo termine “incesto” non esiste in tante lingue che conosco, ma questo non vuol dire che non esista poi l'atto. Come fare quindi quando c'è un atto incestuoso in una famiglia ? La soluzione tecnica è quella di pensare l'atto e di dargli un senso e soprattutto di evitarne la ripetizione : è la logica della ripetizione che caratterizza l'evento incestuoso. Questa logica della ripetizione deve essere pensata non solo da un punto di vista giuridico e da un punto di vista psicologico, ma da un punto di vista transgenerazionale, perché questa ripetitività riguarda a volte più generazioni. Si tratta di esaminare anche la generazione precedente e quella successiva. Poi bisogna tenere conto anche dalla società a cui ci si riferisce e ai modi in cui questa opera. Insomma è importante rendere complesso il dispositivo in modo che le leggi giuridiche e religiose possano coabitare, coesistere e contemporaneamente si possa cercare di risolvere il problema. La componente giuridica da sola non è sufficiente. Per questo è importante la nozione di complessità.
Bisogna ricordare che nel mito delle origini dell'Islam c'è l'incesto e questo riguarda non soltanto la generazione dei genitori primordiali, quella iniziale ma anche le generazioni successive : Adamo ed Eva si sono sposati perché Dio ha voluto così e non per amore. In seguito Adamo ed Eva hanno generato tanti gemelli e Dio ha richiesto ai gemelli di incrociarsi, cioè la donna di una coppia di gemelli avrebbe dovuto unirsi con l'uomo di un'altra coppia. Questa prescrizione ha determinato anche il conflitto tra Caino e Abele, poiché Caino non voleva sposarsi con la gemella dell'altro perché era troppo brutta e preferiva invece sposarsi con la propria gemella che era più bella.
Vi presento adesso un caso clinico. Si tratta di una ragazza che chiameremo Delilà e che proviene dal Maghreb, dalla Tunisia. Vive con i propri genitori in Francia. I genitori erano in Francia da tanto tempo e non avevano trasmesso ai figli le idee, le leggi e le pratiche musulmane. Quando Delilà, che è la maggiore di altri figli, diventa adolescente, intorno ai quindici o sedici anni, invece di andare a scuola si reca nei quartieri bene di Parigi, dove ci sono negozi di lusso molto cari, entra tranquillamente in questi negozi, prende degli oggetti di valore ed esce facendo suonare i dispositivi di sicurezza e in questo modo viene arrestata e portata al commissariato. Questo avviene ripetute volte, tanto è vero che finisce al commissariato con questa denuncia più di una trentina di volte : il giudice che si occupa del suo caso chiede una perizia psichiatrica. Lo psichiatra che si occupa di questa giovane definisce la diagnosi come “cleptomania atipica”. Di fronte a questa diagnosi il giudice si stupisce : la cleptomania infatti usualmente presuppone un impulso irresistibile a rubare qualsiasi cosa, anche una biro o una gomma, non necessariamente oggetti di grande valore. Delilà viene quindi inviata a uno psicoterapeuta che aveva un approccio psicoanalitico, ma che al tempo stesso conosceva l'approccio transculturale e la religione musulmana, con i suoi risvolti sociali.
Durante i colloqui, quando cominciano a lavorare insieme, il terapeuta le chiede :“Che cosa la spinge a rubare ?” E lei risponde : “Non appena entro in un negozio e vedo un oggetto di valore sento una voce che mi dice di prenderlo, io lo prendo con tutte le conseguenze che ne derivano”. Il terapeuta, che conosceva bene la cultura musulmana, sapeva che questa voce non poteva essere la voce di un djinn in quanto il djinn non spinge a commettere atti vietati, omicidio, furto ecc. Il terapeuta era in dubbio sull'origine di queste voci e si domandava se venissero dall'interno o dall'esterno, da questo suo interno pulsionale o dall'universo culturale da cui la ragazza veniva. Quindi alla fine aveva ipotizzato che il passaggio all'atto criminoso avesse a che fare con la legge simbolica che la ragazza aveva interiorizzato, ma parzialmente rimosso.
A quel punto era importante fare emergere ciò che era stato rimosso in lei. Quindi il lavoro terapeutico l'ha portata a completare la frase : “Ogni volta che entro in un negozio sento una voce che mi dice : ‘Prendilo'” con la frase ‘Puoi prendere, puoi rubare quello che vuoi tanto qui non ti taglieranno mai la mano'. Questo ha permesso di ristabilire un'affiliazione, una comunità, una legge simbolica che è quella di cui parlavo prima, per cui se si ruba al di sopra di un determinato valore si subisce come punizione il taglio della mano. Nel momento in cui questa affiliazione è emersa ed è risultata chiara, la sua azione criminosa è cessata, non ha più avuto questo impulso al furto perché ha trovato un conforto psichico e ha riconosciuto la sua affiliazione alla religione musulmana.
La mancata trasmissione della Regola, quella con la R maiuscola, non le regole della vita quotidiana date dai genitori, ha comportato e comporta spesso problemi psicopatologici, che possono portare alla traumatofilia, quindi all'amore per i traumi. In altri casi la mancata trasmissione della Regola può indurre le persone a ricercare un'appartenenza a gruppi religiosi o settari per costruirsi una propria religione privata, che per loro diventa necessariamente quella di tutti ed è per questo poi che cercano di estenderla a tutta la famiglia. Ed è lo stesso percorso che seguono gli integralisti. Io non ho mai visto un'integralista che fosse felice, sono sempre persone che hanno una forte sofferenza al proprio interno e non appena si riesce ad andare oltre la loro corazza c'è un crollo.
Intervento
Io ho una curiosità sulla Zakat che tradurrei come elemosina o beneficenza obbligatoria. Ho letto che è difficile verificare i flussi di questi soldi, è un problema legato al terrorismo. Mi sembra di aver capito che nel caso della Zakat può non esserci un invio fisico dei soldi da qui al paese di origine, come vedo che avviene per gli altri migranti che mandano fisicamente i soldi in Sud America, nelle Filippine, nel caso della Zakat non c'è un percorso legato a una banca attraverso cui sia possibile ricostruire i flussi e i percorsi dei soldi.
Isam Idris
Effettivamente quello che dice è esatto, anche se il termine di elemosina non è corretto perché qui parliamo proprio di un pilastro, quindi non è un atto facoltativo come l'elemosina, ma è un obbligo. Ha ragione quando dice che i soldi possono essere fatti circolare con la parola quindi senza ricorrere a conti bancari e quindi senza lasciare una traccia visibile del percorso dei soldi. Basta che una persona telefoni a un'altra in un altro paese dicendo : “Dai questi soldi a nome mio” e anche se non c'è una traccia scritta l'accordo rimane. Molti musulmani non hanno fiducia nelle banche perché i soldi delle banche vengono considerati come soldi sporchi in quanto mischiati agli interessi. Questo non è buono per l'Islam, anche i musulmani molto istruiti saranno piuttosto reticenti a fare investimenti in banca, proprio perché c'è quest'idea che i soldi delle banche derivino dallo sfruttamento delle persone, c'è un'associazione con l'idea dell'usura che è vietata dalla religione musulmana. Per questo si predilige un tipo di circolazione di denaro tra le persone che rende difficile rintracciare i percorsi del denaro stesso.
Sabina dal Verme
A proposito delle interdizioni alimentari o delle pratiche che vengono invertite in caso di malattia volevo sapere come la gravidanza e l'allattamento per la donna possano far variare queste interdizioni.
Isam Idris
Sì, effettivamente la gravidanza e l'allattamento sono considerate situazioni eccezionali e come tali comportano un'inversione della regola. Anche la migrazione a volte può comportare questa inversione. Per esempio se la regola è quella di non avere il conto in banca perché produce degli interessi che sono “sporchi”, nella migrazione può invertirsi questa regola e può diventare obbligatorio avere il conto in banca. Nella gravidanza si inverte il divieto e quindi nel Ramadan la donna gravida non osserverà il digiuno in modo da non mettere a rischio la propria vita e la vita del bambino. Lo stesso discorso si applica anche all'allattamento, sapendo che in base alle leggi coraniche si può allattare fino ai due anni. A volte le donne che effettuano il digiuno in gravidanza esprimono una grande sofferenza : è questa che impedisce loro di trovare una soluzione nella propria religione, nella propria affiliazione alla religione.
Luisa Cattaneo
Allacciandomi al discorso di Sabina, pensando all'esperienza che ho fatto in questi anni all'Ospedale S. Paolo sono parecchie le donne in gravidanza che, con disperazione dell'ostetrica e della ginecologa, rispettano il digiuno del Ramadan. Interpellate da noi, rispondono che non è vero che sono obbligate a invertire le regole in gravidanza, che è una questione facoltativa e che lo fanno insieme con gli altri e sostengono che altrimenti dovranno recuperarlo quando non saranno più in gravidanza e questo le preoccupa.
Isam Idris
È questa la ricchezza della clinica, dobbiamo imparare a distinguere tra quella che è la dimensione culturale, religiosa e quella che è la religione vera e propria. Nel senso che sicuramente queste donne preferiscono digiunare adesso, sentendosi sostenute dal gruppo, piuttosto che farlo poi da sole. Quindi tutto sommato dà loro un conforto psichico più grande la presenza del gruppo e quindi scelgono di trasgredire leggermente la propria religione, ma di condividere la dimensione della cultura religiosa. Qui stiamo parlando non di religione ma di cultura religiosa.
Luisa Cattaneo
Sì, ma le nostre ginecologhe si arrabbiano perché le donne non si alimentano bene. Ti vengono in mente delle modalità per trovare delle strade di negoziazione su questo terreno ?
Isam Idris
Già il fatto di arrabbiarsi esclude ogni possibilità di negoziazione o di incontro. Non bisogna arrabbiarsi perché ci si trova di fronte all'altro. Sia come ginecologi, che come terapeuti l'importante è che capiamo che si è di fronte all'alterità e dovremmo addirittura essere contenti se l'altro ci disubbidisce, perché in questo modo mi confronta con i miei limiti e con i limiti della mia prescrizione. Oltre a tutto prescrizione è un termine che dovrebbe essere cambiato perché cosa vuol dire prescrivere ? Non siamo delle divinità, possiamo proporre, consigliare… dovremmo rivedere l'utilizzo di questi termini, che magari andrebbero cambiati. A ogni modo la rabbia impedisce l'incontro e invece l'atteggiamento giusto è quello di far emergere la dualità in modo che dalle due posizioni possa nascerne una terza, che potrebbe costituire la risposta.
Intervento
Secondo la regola, se una donna allatta per due anni e poi ha un'altra gravidanza e un altro allattamento, poi al quarto anno dovrebbe fare quattro Ramadan ?
Isam Idris
Diciamo che c'è una sorta di rimborso che si deve fare, ma non necessariamente subito, c'è tempo, si può scaglionare nel tempo. Probabilmente se questa donna ci tiene a fare il rimborso immediatamente è perché questa persona porta in sé, nel proprio modo di agire, nelle proprie parole una grande paura di morire, prima di aver avuto la possibilità di rimborsare il proprio debito. Quindi decide di rimborsarlo subito. Bisogna considerare però che Dio è generoso e che alla fine è lui che ha prestato il capitale. Quindi nella relazione verticale tra l'uomo o la donna con Dio, c'è tutto il tempo che si vuole per rimborsare Dio, l'importante è che ci sia l'intenzione. L'intenzione è quella che conta e a volte la cultura religiosa finisce per imporre delle modalità, delle tempistiche più veloci e più rapide. Mentre si trova il conforto della religione in questa relazione verticale in cui Dio dice : “Avete tutto il tempo che volete per rimborsare”. E anche se uno dovesse morire prima di aver rimborsato il proprio debito, è Dio che è il creditore e se ha voluto così, un motivo ci sarà.
Intervento
L'interruzione volontaria di gravidanza per una donna di religione islamica emigrata è suscettibile di una Sharia o no ? Legalmente è ammissibile o no ?
Isam Idris
È accettabile, ma non è ammissibile. Innanzitutto l'IVG (l'interruzione volontaria di gravidanza) è una definizione che non è traducibile perché è una parola che non esiste nella maggior parte delle lingue dei paesi in cui viene praticato l'Islam. La definizione stessa lo dice, si tratta di una interruzione volontaria da parte della donna e nella religione questo è impensabile, in quanto si tratterebbe di un omicidio. Un omicidio in quanto c'è un altro in gioco e questo altro comincia proprio nel momento in cui c'è l'incontro tra lo spermatozoo e l'ovulo. A questo punto visto che quest'alterità è cominciata, ha già un suo esordio, non si può più intervenire per eliminarla. Allora come fare ? Quale escamotage trovare per fare in modo che queste regole religiose non finiscano per aumentare la sofferenza della donna gravida e anche della sua famiglia, sia nel paese di origine che nel paese di accoglienza ?
Si introducono alcune pratiche come per esempio proporre l'IVG non alla donna, che logicamente dovrebbe essere quella interessata, bensì all'uomo. La proposta dell'IVG deve passare attraverso la figura maschile, attraverso l'uomo. Si tratta di integrare un elemento terzo in questo rapporto. E l'uomo non è necessariamente il marito o il padre del futuro bambino. È un uomo a cui deve essere posta questa richiesta, un terzo che deve essere presente perché la donna possa beneficiare dell'IVG. La donna è guardiana della vita, la donna non ha tra i suoi compiti quello di gestire la morte, quindi spetta all'uomo farlo. La donna poi beneficia di questo atto che, in questo modo assume una sua legittimità e non provoca sensi di colpa a lungo andare : è ovvio che si tratta di un atto che ha delle ripercussioni su qualsiasi donna però legittimandolo in questo modo si evitano problemi psicologici a lungo termine.
Un esempio di quanto vi ho esposto è quello che è successo in Bosnia dopo le violenze e gli stupri subiti dalle donne musulmane da parte dei serbi. In questo caso è stato un uomo, un terzo, il Muftì della Mecca che è intervenuto affermando che queste donne avrebbero avuto diritto ad abortire, e non si è limitato a dare loro questa autorizzazione, ma ha anche aggiunto che, se queste donne avessero deciso di tenere i bambini e di crescerli come buoni musulmani, avrebbero potuto chiamarli Gesù. In questo modo ha creato uno spazio religioso e culturale che dà a questi bambini una via profetica da seguire, una storia da costruire ancora prima di essere nati inscrivendoli in una continuità. Le donne hanno avuto la possibilità di scegliere tra il liberarsi completamente da questa esperienza oppure seguire la via profetica che veniva indicata per i loro bambini che sarebbero nati. Questa soluzione è stata possibile grazie all'intervento di un terzo, un uomo. La donna non gestisce da sola queste decisioni che ovviamente sono sempre molto pesanti e che comportano un'elaborazione del lutto di questo bambino prima di affrontare un'altra gravidanza. In casi come questo, che sono casi di notorietà mondiale, il Muftì della Mecca è l'autorità religiosa che interviene e dà l'autorizzazione. Ovviamente nella pratica quotidiana dell'IVG di una qualsiasi persona basta una figura maschile, che faccia parte della comunità. Se in queste pratiche quotidiane singole si chiedesse al Muftì il suo parere, risponderebbe tramite la regola, dicendo che è un divieto, che non si fa.
Vorrei ora cambiare discorso e parlarvi delle coppie miste costituite da una persona che è musulmana e l'altra che non lo è. Ovviamente finché si tratta di gestirsi in quanto adulti in una coppia mista il problema non si pone, è soprattutto nei confronti dei figli che bisogna considerare cosa vuol dire una coppia mista. E bisogna considerare che per un musulmano, cioè che l'elemento musulmano della coppia sia la donna piuttosto che l'uomo, per un musulmano il figlio è sempre musulmano e rimane musulmano anche se l'altro membro della coppia non lo è. Rimane musulmano fino alla maggiore età, fino a quando diventa maggiorenne, non da un punto di vista civile, si tratta quindi di una maggiore età di tipo funzionale. Per il musulmano si diventa maggiorenni quando si è capaci di riprodurre la vita, questo vuol dire più o meno all'età della pubertà, a quattordici, quindici anni si diventa maggiorenni. E si diventa adulti solo quando si trasmette la vita, quindi quando si diventa a propria volta padre o madre di qualcuno. Si è trasmesso in questo modo il debito della vita e ci si è liberati da questo debito che è trasmesso. Se un musulmano non trasmette la vita, non diventa adulto se non a quarantadue anni. A quarantadue anni se non ha ancora avuto figli, ciò nonostante, per default diciamo, diventerà adulto. Prima di questa età, se non ha figli non ha diritto a prendere la parola, nel senso che è relegato in questo ruolo di minorenne e quindi non può assumere la posizione per affermare : “Io penso, io dico, io decido”. Questa persona rimarrà fino a quella età, se non ha figli, “figlio di” o “figlia di”.
Intervento
Ho capito che fino ai sette/otto anni il bambino appartiene al mondo delle donne e dopo passa al mondo degli uomini. Rispetto alle coppie miste vediamo famiglie in cui donne italiane sposate a un musulmano sono diventate musulmane. Apparentemente va tutto bene finché il bambino sta con la mamma, poi nascono i problemi quando il padre decide di mandare i bambini al paese di origine, perché i bambini, per la legge musulmana, vengono presi in carico dal padre e la madre si ritrova senza più i suoi figli.
Isam Idris
Sicuramente è sempre una questione dolorosa, effettivamente l'educazione dei figli passa per i primi sette anni nelle mani della donna e poi nei secondi sette anni sotto la tutela del padre. In realtà questi padri non avrebbero il diritto legittimo, nel senso della legittimità di portarsi via questi bambini, nel senso che si tratta appunto di una trasgressione religiosa, perché religiosamente parlando, un uomo non deve privare la madre dei propri figli. Si tratta di una trasgressione che è anche sanzionabile duramente. Il fatto che le autorità giuridiche di determinati paesi alla fine decretino la non applicabilità della legge musulmana in questo senso e portino tutto sul piano giuridico non fa altro che aggiungere ulteriormente confusione a questi due livelli del giuridico e del legittimo.
Per quanto riguarda la trasmissione della religiosità invece è diverso perché in quanto si è musulmani, il figlio rimane comunque musulmano fino alla sua maggiore età funzionale e poi diventa una sua scelta di vita, sarà lui quindi a decidere indipendentemente dai suoi genitori. Sul piano giuridico, quando le persone rientrano nel paese di origine dove c'è una forte legge, l'importante è l'affiliazione legittima. L'affiliazione legittima è più importante dell'affiliazione legale. Questo vuol dire che, secondo la concezione musulmana, dopo essere stati “figlio di” o “figlia di” si diventa “sposo o sposa di qualcuno” e poi in progressione si diventa “madre, padre di qualcuno”. Se si salta questa tappa, cioè si diventa madre o padre di qualcuno senza essere stato precedentemente sposo o sposa di qualcuno non si può stabilire un'affiliazione del bambino al padre, pur essendo, biologicamente parlando, il padre. In quel caso rimane solo figlio della madre, per quanto sia figlio biologico di quel padre. Ma non si può stabilire l'affiliazione ed è per questo che è molto importante nelle coppie miste la duplice alleanza, il duplice matrimonio, quello civile e quello religioso.
Praticamente si stabilisce una differenza tra quello che è il piano giuridico, dove ci sono delle leggi che sono fatte dagli uomini e quindi in qualche modo sono abrogabili o modificabili con il passare del tempo e dall'altra parte invece c'è il piano della legittimità e questo è qualcosa di costante e immodificabile. Quindi, quando ci si trova di fronte a una coppia mista nasce il complesso problema di dover seguire contemporaneamente, il piano giuridico e il piano della legittimità.
Lo stesso discorso si applica anche per il divorzio. Si può divorziare giuridicamente, quindi ci sarà un giudice che pronuncia la sentenza di divorzio, ma questo divorzio rimane comunque un concetto giuridico mentre sul piano della legittimità e della religione non è possibile. Questo vale soprattutto per la donna che non potrà risposarsi, mentre invece l'uomo sì.
Ed è proprio in queste situazioni che si hanno dei problemi. I bambini che si trovano in questa assenza di continuità psichica, in questa situazione di angoscia che deriva dal fatto di non riuscire a capire la complessità di cose che appartengono agli adulti. E se noi, in quanto terapeuti conosciamo questi elementi, possiamo lasciare da parte quello che è il piano giuridico e legale, per aprirci in un modo diverso alla sofferenza di queste persone che non sanno più a chi rivolgersi, che sono talmente confuse da non riuscire da sole a trovare una soluzione.
Quando un emigrato va in un altro paese, forma una coppia, ha dei bambini, prima di realizzare, religiosamente parlando, questa unione della coppia, c'è sempre la possibilità di rettificare la situazione e di ripartire da zero. C'è un modo tecnico per farlo e non è un modo culturale tradizionale. Spesso ci sono dei genitori, dei padri, che non possono riconoscere il proprio figlio biologico, perché riconoscere figlio biologico significherebbe ammettere la propria trasgressione, esporsi quindi alla rottura della regola e come tale esporsi anche alla punizione che ne deriva, la pena capitale. Mi era capitato il caso di un algerino molto ricco che si era sposato con una francese molto ricca anche lei, figlia di industriali. C'era un problema in questa coppia perché lui non voleva riconoscere i figli della donna e rimaneva questo problema fra di loro finché non si è capito il perché. Lui in realtà era già sposato precedentemente al paese di origine e aveva già dei figli là. Quindi per lui essere venuto in Francia e aver fatto un figlio con questa donna senza aver investito su questa donna come propria moglie ha rappresentato una trasgressione. Riconoscere il figlio voleva dire riconoscere questa sua trasgressione, esporsi alla pena capitale e quindi, per assurdo, non assumere più il proprio ruolo di padre perché se fosse stato ucciso non sarebbe più stato, evidentemente, padre dei suoi figli. Il suo non riconoscere i figli era proprio un modo per mantenersi in vita e come tale mantenere il proprio ruolo di padre di questi figli.
Nella maggior parte dei paesi musulmani, parlo di quelli che non hanno avuto l'influenza del colonialismo occidentale si distinguono due livelli della legge, cioè da una parte la legge musulmana pura e dall'altra quella che è regolata e stemperata dalla tradizione. Questa impedisce l'applicazione sistematica della legge pura e dura tramite la cultura religiosa, cioè la cultura religiosa interviene affinché la legge islamica pura e dura non sia applicata, per esempio che non venga eseguito il taglio della mano piuttosto che la pena capitale. La cultura religiosa rappresenta, da questo punto di vista, un ostacolo alla legge musulmana. E poi ci sono gli altri paesi musulmani, quelli che sono stati sotto l'influenza del colonialismo occidentale e ne hanno ereditato i codici civili e un determinato tipo di ordinamento giuridico. In questi paesi c'è ancora molto lavoro da fare proprio per creare una chiarezza tra la dimensione giuridica e la dimensione della legittimità. Questa poca chiarezza provoca una situazione di vera e propria infelicità, di confusione e di sofferenza sia per i musulmani stessi sottoposti a queste leggi sia per le persone di altre nazionalità che si trovino coinvolte.
La legge musulmana è intesa come abbiamo visto prima nel senso orizzontale, è la legge che dal 632 codifica e regola tutto quanto può essere attinente a furti, violazioni, trasgressioni di qualsiasi tipo ed è una legge immutabile. Con il passare del tempo la religione ha fatto in modo che questa legge non venga applicata, cioè la pena ultima che è prevista da questa legge in realtà è il limite da non raggiungere. Prima di arrivare a quel limite dell'applicazione di questa legge dovranno essere tentate tutte le altre strade possibili. La religione interviene e aiuta in questo senso.
Intervento
Vorrei riportare il discorso alla malattia mentale. Prima è stato fatto un accenno al fatto che chi rinnega la religione è considerato un alienato, un malato mentale. Volevo capire meglio quale è l'eziologia delle malattie mentali secondo l'Islam e secondo le altre religioni africane.
Isam Idris
È una domanda importante, in effetti. C'è il mondo invisibile che a volte può essere utilizzato per consentire la non applicazione delle regole. Il mondo invisibile è costituito dagli angeli, dai djinn, dagli spiriti che intervengono e hanno un'applicazione diretta nel mondo visibile, è il caso di Delilà, quella ragazza che avevamo visto questa mattina che aveva tendenza a rubare, sentiva queste voci che le dicevano : “Prendi questi oggetti” e non era soltanto un'allucinazione intrapsichica, ma poteva essere effettivamente questa voce proveniente da Dio piuttosto che dagli altri esseri invisibili che la sollecitavano e che le davano degli ordini. Se i djinn vengono riconosciuti come spiriti di questo mondo invisibile effettivamente possono intervenire nel mondo reale e dare un senso a determinate azioni compiute dagli essere umani senza che questo comporti l'applicazione della legge.
Un altro esempio è il caso della nigeriana Amina per la quale la questione si è globalizzata e questo ha impedito di risolvere il suo problema da un punto di vista culturale : dal punto di vista musulmano si sarebbe potuto tranquillamente prevedere l'intervento di un invisibile che avrebbe determinato questa sua situazione. In un ambito culturale musulmano stretto, Amina avrebbe potuto essere descritta come una donna singolare, quindi con caratteristiche e attrattive particolari per questi djinn e quindi non sarebbe stata lei a trasgredire, ma sarebbe stata oggetto di desiderio da parte dei djinn, per le sue caratteristiche peculiari. Oppure lei è l'oggetto di una volontà divina, non è certo il primo caso, abbiamo visto anche Maria precedentemente. In questo modo si sarebbe potuto quindi risolvere la storia tramite gli strumenti culturali, mentre il fatto di aver dato rilevanza internazionale al suo caso rischia di creare maggior confusione tra il diritto internazionale e gli elementi culturali locali ; con la conseguenza di rendere più difficile l'incontro transculturale e di alzare il livello del conflitto e dell'odio fra le culture.
Quando nel corso di un'intervista mi è stata posta sul caso di Amina la domanda : “Che cosa ne pensa di Amina accusata di adulterio ?” mi sono piuttosto arrabbiato e ho risposto che questa donna è musulmana e quindi non può essersi resa colpevole di adulterio perché non c'è l'adulterio nella religione musulmana ; l'adulterio è un concetto cristiano ; allora l'intervistatore mi ha risposto : “Ma come ? Voi avete la Zinna” e infatti non è la stessa cosa. Non si può trasferire una materia che è propria di una religione in un'altra religione. Bisogna dire che nel giro di quindici secoli di Islam solo tre volte è stata applicata la legge per trasgressione con Zinna, cioè è stata eseguita la pena capitale. Per essere accusati di Zinna ed essere portati alla pena capitale ci sono tre modalità, che la rendono praticamente inapplicabile.
La prima è l'autodenuncia ; bisogna andare davanti a un giudice una prima volta e dire : “Mi sono reso autore di Zinna”. Non si ha a quel punto il dovere di dire con chi, è solo una autodenuncia che riguarda se stessi e il giudice manda via la persona. La persona si presenterà una seconda, una terza, una quarta volta sempre autodenunciandosi, finalmente alla quinta volta il giudice presterà ascolto a questa autodenuncia e verificherà se questa persona è sposata o meno, se è sposata allora sarà sottoposta a pena capitale, ma se non è sposata saranno i cento colpi di frusta in pubblico e la privazione dei diritti civili.
La seconda modalità è quella di avere quattro testimoni oculari che possano aver visto “la cosa nella cosa”, cioè proprio di aver visto l'atto sessuale completamente consumato. Se tre l'hanno visto e il quarto è arrivato all'ultimo momento, quando già la persona si era ritirata e quindi non ha visto coi propri occhi esattamente l'atto sessuale, allora saranno i tre testimoni che si sono esposti con questa accusa a meritare i cento colpi di frusta e la privazione dei loro diritti civili, perché la questione dell'onore è una questione molto importante.
La terza modalità è quella della gravidanza. Tutti i bambini devono avere un'affiliazione, questo vuol dire che per aver un bambino bisogna essere sposati. Se c'è un bambino che nasce in una situazione di coppia non riconosciuta, non sposata o anche in seguito al divorzio, questo bambino sarà una prova di Zinna avvenuta in seguito al divorzio, a meno che il bambino nasca immediatamente dopo il divorzio, cioè che sia stato concepito in un ambito di matrimonio. Se invece la donna è divorziata da diversi anni e nasce il bambino ovviamente si rientra nel caso della Zinna. Il bambino quindi può denunciare la madre, nel senso che con la sua presenza denuncia la madre. Il giudice a questo punto tiene in custodia la madre fino a che avrà partorito e per i due anni di allattamento, perché così stabilisce la legge.
In pratica è questo che è successo ad Amina, nel momento in cui questo caso è passato di fronte agli occhi dei media, in realtà era già diverso tempo che lei era di fronte al giudice, era dal 1998 che proseguiva questa faccenda ed è nel 2001 che è stata portata all'attenzione, perché aveva avuto questo bambino tre, quattro anni dopo essersi separata dal marito. E quindi è stata accusata non di adulterio bensì di Zinna. Lei stessa ha avuto una reazione piuttosto fredda, se vogliamo, di fronte alla sommossa internazionale per la sua situazione, nel senso che era anche abbastanza stupita, quasi si chiedesse : “Perché tutta questa gente si scalda così tanto quando non mi conoscono neanche ?” Dal suo punto di vista di musulmana, questa punizione in realtà era un modo per smaltire le proprie colpe qui su questa terra, per poter poi accedere al paradiso. E alla fine ciò che ha salvato questa donna non sono state le petizioni internazionali, ma il fatto che sia stato presentato un sospetto di stupro e quindi lei non sarebbe stata soggetto di una trasgressione voluta e cercata con la gioia dell'orgasmo, bensì un atto subito e quindi come tale giustificabile.
Umanamente è una situazione molto pesante ed è inammissibile sentire di persone che possano essere uccise per atti di questo tipo ed effettivamente non si può essere indifferenti di fronte a una situazione così, ma nonostante tutta l'empatia che possiamo provare per questa persona, che vive una simile angoscia, c'è comunque anche da chiedersi che cosa essa possa ricevere dall'esterno tramite la nostra empatia, ma bisogna anche chiedersi come far in modo di creare delle condizioni dall'interno, delle soluzioni che vengano dall'interno della persona. a ogni modo anche senza l'intervento dei mass media ci sarebbero state tante piste di soluzioni possibili per salvare questa donna.
Per Amina sussisteva il rischio che essendo salvata da regole che vengono dall'esterno, che provengono dagli altri, non da regole che provengono da un'elaborazione psichica sua, potesse alla fine passare all'atto lei stessa. Salvata da una situazione prodotta dall'esterno e avendo quindi la vita salva, in realtà la sua psiche avrebbe potuto essere schiacciata da una colpevolezza tale che l'avrebbe portata a un atto per convalidare la sanzione che gli altri le avevano imposto, avrebbe potuto anche autopunirsi con il suicidio, precludendosi non solo la possibilità di una vita concreta terrena ma anche la vita nell'aldilà.
Luisa Cattaneo
Credo che questa vicenda di Amina ci abbia toccato tutte e un po' evoca in tutte noi che abbiamo partecipato personalmente e collettivamente a questa vicenda tramite internet. Capisco che dentro la cultura religiosa dell'Islam esistano le possibilità che Isam ricordava per risolvere le situazioni, salvaguardando la vita di una persona ; mi sembra importante che Isam ce lo ricordi, personalmente mi sembra che l'utilizzo politico di una religione sia un fenomeno assolutamente contemporaneo. In questo momento l'Islam è particolarmente utilizzato in questo senso e non stiamo qui a dirne le ragioni, in altri momenti storici sono state usate altre religioni. All'interno di questo uso politico della religione viene persa tutta la duttilità della cultura islamica, che permette di non applicare una norma di questo tipo. Allora mi permetto di fare l'ipotesi che Amina sia stata salvata nel suo paese di origine perché è venuto fuori questo sospetto di violenza sessuale. Però forse questo sospetto di violenza sessuale è emerso anche perché c'è stata una mobilitazione internazionale : mi sembra che in Nigeria in questo momento vi sia questo uso politico dell'Islam. Mi sembra che, da un punto di vista storico, vada vista questa complessità, senza mettere in dubbio la duttilità nell'applicazione della legge in una religione come l'Islam.
Isam Idris
Anch'io ho partecipato alla petizione raccolta attraverso internet, e non lo rimpiango assolutamente, non c'è antinomia tra quello che ho detto precedentemente e il fatto che io abbia partecipato a questa petizione. Ho enunciato semplicemente delle regole, ovviamente nella società ci sono delle situazioni che ci colpiscono direttamente al cuore e tendiamo, come esseri umani, a riconoscerci di più nelle situazioni di angoscia e di dolore che non in quelle di gioia. È vero quello che diceva Luisa sull'uso politico della religione che rischia di farci perdere la ricchezza di soluzioni a cui accennavo precedentemente ; ricchezza di soluzioni che è particolarmente importante per noi clinici, per aiutare i pazienti a risolvere le sofferenze e non aggiungere altre sofferenze a quelle che già hanno. In un mondo così moderno, così caotico, con regole che cambiano costantemente, l'unico principio saldo è che il contesto sia terapeutico, sia quello individuale, che quello gruppale o transculturale.
Intervento
Vorrei chiedere, anche se so che l'argomento potrebbe essere molto vasto, quale sia il senso che hanno per la religione islamica le mutilazioni dei genitali sia maschili che femminili, come si pone la religione islamica nei confronti di quelle popolazioni che la praticano normalmente.
Isam Idris
Il fatto è che tutte le pratiche di mutilazione cosiddette (la circoncisione, l'escissione) in realtà non fanno parte assolutamente della religione musulmana, sono piuttosto attinenti alla cultura religiosa. Quando una persona non sta bene con se stessa usa la cultura religiosa per poter legittimare delle pratiche che non fanno parte della legge. La circoncisione fa parte della religione ebraica, e gli ebrei praticano la circoncisione come forma dell'alleanza di Abramo. Quando i musulmani lo fanno, forse c'è questo rimando all'alleanza di Abramo e al rapporto con la religione ebraica, ma in realtà non c'è un fondamento nel Corano. Il Corano non ci dice niente in proposito di escissione né a proposito di circoncisione, sono quindi elementi non della religione bensì della cultura religiosa. Mi ricordo il caso, che mi fa ancora sorridere, di un uomo francese di cinquantaquattro anni che, convertitosi all'Islam era convinto nella sua rappresentazione individuale che uno dei pilastri dell'Islam fosse quello di essere circonciso, all'età di cinquantaquattro anni. Quando è venuto a trovarmi e mi ha spiegato che era proprio musulmano, era stato circonciso e perciò aveva fatto tutto per essere musulmano, gli ho chiesto : “Come mai è circonciso ?” E gli ho spiegato che la circoncisione non fa parte della religione, questo povero uomo si è reso conto che questa sua rappresentazione non era una richiesta della religione. Dal punto di vista suo, era un atto psichico che lo voleva portare verso l'Islam ma che in realtà non era necessario. Quindi le persone a volte, fanno delle pratiche che non hanno niente a che vedere con la religione, ed è proprio per far fronte alla sofferenza che a volte si usa la cultura religiosa per trasformarla in dogmi.
Intervento
La mia domanda era un po' diversa. Io volevo sapere come la religione islamica si pone nei confronti di quelle popolazioni che praticano le mutilazioni genitali perché fanno parte della loro religione, della loro cultura. Mi riferisco in particolare a popolazioni africane dove l'escissione e la circoncisione rappresentano la tappa fondamentale dello sviluppo di ragazzi in paesi dove ormai il 90% della popolazione è musulmana. Vorrei capire in che rapporto si pone la religione musulmana nei confronti di queste popolazioni.
Isam Idris
Quando si parla di pratiche anteriori all'avvento dell'Islam, che si tratti dell'escissione o della circoncisione o di altre pratiche, l'Islam non si oppone e non interviene se non su quelle che sono in opposizione diretta e manifesta con il dogma dell'Islam. Per quanto attiene al resto, queste manifestazioni di vita che garantiscono anche, in un certo senso una continuità transgenerazionale, che costituiscono cioè un legame tra generazioni, possono continuare a esistere senza problema. L'Islam non si pronuncia come religione su queste pratiche e non interviene né nello smettere né nel garantire la loro continuità. D'altra parte ci sono altre pratiche che definiremmo di marchiatura corporale, come per esempio in alcune popolazioni il fatto di strappare i denti incisivi, anche su questo l'Islam non si pronuncia. L'importante è consentire che ci sia un cambiamento delle pratiche pur garantendo una continuità transgenerazionale, si tratta di conciliare continuità, da una parte e discontinuità dall'altra. Inoltre con l'avvento delle medicine, delle scienze, delle tecnologie si riaccentua la dimensione della discontinuità, mentre il nocciolo della questione terapeutica è proprio nella conciliazione tra la continuità e la discontinuità. Se si riesce a procedere sulla strada del non accettare, non arrendersi alla logica del tutto o niente, ma si cerca di rientrare gradualmente nella logica della continuità nella discontinuità, con il tempo probabilmente si arriverà all'eliminazione di molte pratiche, come si è verificato in passato per altre pratiche come la scarificazione.
* Psicologo, psicoterapeuta, antropologo. Co-terapeuta presso il Servizio di psicopatologia del bambino e dell'adolescente dell'Ospedale Avicenne di Bobigny – Università di Paris XIII, diretto dalla Prof.ssa M.R. Moro. Docente per il Diploma universitario di clinica transculturale presso l'Università di Paris XIII.